Fama e fortuna? Serietà!

Lens, il blog fotografico di The New York Times, apre l’iscrizione per una lettura gratuita del proprio portfolio. Lo fa in modo serio e utile, consentendo a 150 fotografi di potersi misurare, attraverso l’invio dei propri lavori, con 75 professionisti del mondo dell’immagine: fotografi, editors, galleristi, curatori ed editori.

Credo che sia un modello utile di confronto e crescita, non soltanto perché impone una selezione iniziale e dunque una prima scrematura, ma anche perché veramente mette in contatto il fotografo con il sistema di produzione, diffusione e selezione dei servizi e delle opere fotografiche.

La cosa più inutile che si possa fare in occasione dei momenti di “lettura portfolio” è portare i propri lavori, sentirsi dire complimenti oppure ritenta, chiudendo di fatto in quella circostanza il proprio momento di confronto. Altra cosa è consentire ad un numero, certo ristretto, di fotografi di provare a misurarsi con una filiera di figure e ruoli professionali in grado di essere utili per i successivi sviluppi della propria attività fotografica.

La cosa interessante a mio avviso è che questa possibilità nasce all’interno di un giornale, The New York Times, e che per l’ennesima volta all’estero, i giornali e l’editoria, online e cartacea, dimostrano di avere un’attenzione forte e sincera verso l’immagine fotografica.

Banalità delle banalità: è la distinzione che corre tra immagine come corredo e immagine come strumento e parte della narrazione.

Eppure anche su questo la stampa e l’editoria italiana, tranne alcune rare eccezioni, sono ancora tremendamente indietro. Vige il criterio: l’importante che ci sia qualcosa, un’immagine, dell’evento, della notizia, come è non importa. In questo “come è” c’è un mondo, la capacità narrativa della foto, la sua spinta evocativa, la qualità tecnica e quella descrittiva, la sua forza simbolica e la capacità di emozionare. Quando tutto questo non conta più niente, allora la stessa fotografia stampata su un giornale o pubblicata su un sito web perdono di senso, prima ancora che di significato.