Piccolo e Landini: la reazione al progresso della sinistra ?

Nell’intervista all’Huffington Post lo scrittore Francesco Piccolo definisce Maurizio Landini, leader sindacale e segretario della FIOM-CGIL, un reazionario, così approfondisce poi lo scrittore, autore di libri importanti e dal grande valore narrativo dell’Italia contemporanea, che ha voluto chiosare con questa riflessione (ne cito un estratto sintetico) l’operazione “coalizione sociale” : “È uno scontro che si apre ogni volta che la sinistra si fa concreta, diventa di governo, e deve mettere in atto le cose. Di fronte a questo appuntamento, in cui ci si espone alla fragilità del non farcela, c’è sempre nella sinistra un risveglio di purezza.

Sembra di rileggere le pagine di Il desiderio di essere come tutti, libro che, ripercorrendo la storia e la biografia del narratore (Francesco Piccolo), affronta le debolezze, le ingenuità e l’approccio adolescenziale della sinistra italiana, specie nell’epoca del berlusconismo. Una sinistra che ha scelto la purezza, la superiorità morale, tranne poi cedere privatamente a favori o in tentazioni discutibili, alla più complessa e mai lineare opzione di governo.

Piccolo in Landini rivede questa storia, non lo evidenzia come pericolo bensì è certo che il film andrà a finire così, perché le idee di Landini sono inermi, rispettabili ma incapaci di misurarsi con la concretezza della loro realizzazione. Non è un giudizio personale sul leader sindacale ma una valutazione storica.

Landini non risponde, una cosa però io non la capisco a prescindere da quale sia il livello di gradimento, critica e dubbio nei confronti dell’operazione di Maurizio Landini o dei risultati e delle proposte del Governo Renzi: non capisco perché vi sia una continua demonizzazione, critica e rimozione di quelli che dovrebbe essere interlocutori importanti come il sindacato e altri soggetti più o meno organizzati della sinistra specie quando a capo del Governo c’è il Segretario del partito di centro sinistra più grande e importante d’Italia.

In questo comprendo, a tratti condivido pure, il ragionamento di Piccolo, capisco meno questa frontalità che tende a svilire il ruolo di certi soggetti e, di conseguenza, di certe idee.

D’altra parte è pur vero a mio avviso che Landini e la sua coalizione sociale non sono partiti con il piede giusto e che oltre ad annunciare che il sindacato deve cambiare sarebbe il momento che questo processo di cambiamento partisse e fosse costruito attraverso il coinvolgimento vero e partecipato di quei soggetti, ad esempio i liberi professionisti della conoscenza, che non solo non sono rappresentati ma che difficilmente trovano spazio all’interno del dibattito sindacale.